INTERVISTA MARCO MARIA VILUCCHI, FINALISTA DELLA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO "PAROLE A SUD-EST"
Buon pomeriggio a tutti, oggi ho avuto il piacere di intervistare il bravissimo autore Marco Maria Vilucchi, autore del romanzo "L’Olimpia di Cozzàno" e finalista del Premio Letterario Nazionale e Internazionale "Parole a Sud-Est"
-Come ti è nata la passione per i libri?
Divido in due la passione per i libri, quella che mi porta a leggere e quella che mi porta a scrivere.
Come lettore mi dedico molto alla narrativa, non solo italiana, ma con una attenzione particolare agli scrittori nostrani. Purtroppo non sono in grado di apprezzare i libri stranieri in lingua originale e questo è un peccato.
La passione per la scrittura è nata dopo, è un divertimento, un impegno, un passatempo. Ed è molto privata, finché non si cerca di partecipare a qualche premio letterario.
-Da quando hai cominciato a scrivere?
Per scherzo o per puntiglio, più di venti anni fa, perché mio figlio leggeva poco, allora gli ho detto “ora te lo scrivo io un libro, vediamo se hai il coraggio di non leggerlo”.
Ma non devo essere stato un granché come scrittore, perché l’Olimpia deve ancora finire di leggerlo.
Nonostante questa palese bocciatura ho continuato a scrivere, mi sono detto che magari potevo migliorare.
-Di cosa parla “L’Olimpia di Cozzàno”?
E’ il punto di vista di un figlio sulla separazione dei genitori. Infatti nel romanzo è Olimpia che racconta in prima persona, racconta i fatti come li vede lei, ingigantendo gli eventi (ma alla fine neanche troppo), e, soprattutto, tagliando con l’accetta colpe e responsabilità. E’ una bambina, non vede le sfumature, per lei è sempre tutto netto e definito e sembra vedere gli errori dei grandi molto più chiaramente di tutti gli altri. Olimpia è un narratore inaffidabile, proprio perché è una bambina, ma col passare del tempo, capendo e crescendo, rivede i suoi giudizi e impara a capire che tutto è molto più “complicato”, come dicono i grandi.
-È un’opera autobiografica?
No. Se non per il fatto che è ambientata in un paese che conosco bene, dove ho tanti parenti e amici e che frequento da quando sono nato. Infatti per la casa della nonna di Olimpia ho pensato alla nostra casa di famiglia che è, appunto, a Cozzano, frazione di Castiglion Fiorentino.
Per il resto cerco di non essere autobiografico, mi piace scrivere di fantasia, inventare personaggi, cercare di dargli una loro personalità.
-A quali lettori si rivolge in particolare?
Ai giurati dei concorsi e a chi non mi conosce. In realtà quando scrivo non penso a quale tipo di lettore mi stia rivolgendo. Scrivo per me, perché mi piace e poi cerco conferme nei concorsi letterari, perché gli apprezzamenti di amici e parenti vanno presi con le molle.
-Parlaci di Marco al di fuori della scrittura.
Sono un informatico e l’informatica è stata il mio lavoro, ma è anche il mio hobby. Quando non scrivo programmi, leggo. Ho sempre letto in ogni momento di pausa, in metro, in fila alla posta e sotto l’ombrellone. E scrivo. Ho scritto racconti, romanzi e anche un testo per il teatro, che poi ho portato in scena facendone anche la regia. E poi c’è la cucina, che mi rilassa e mi diverte senza alcuna pretesa di andare a Masterchef.
-Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ho ancora un romanzo che ci terrei a far conoscere. Un romanzo che tratta il tradimento e le sue conseguenze quando questo viene scoperto molto tempo dopo.
Inoltre cerco sempre temi da trattare per il prossimo libro, vorrei creare un personaggio da poter ripetere nei romanzi successivi. Magari ne viene una serie.
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